Un tuffo alle origini del romanzo
Un tuffo alle origini del romanzo…
Poiché non dobbiamo dimenticarci che esso non è nato, come si è soliti pensare, per una lettura silenziosa, bensì per essere eseguito e ascoltato, proponiamo la lettura da parte dei nostri attori, di romanzi classici e non all’interno delle biblioteche.
Questo ci svela come il trasporto dal testo scritto alla voce che recita, restituisca alla parola nuove risonanze, ridonandole l’attualità della voce, del suono, del ritmo.
Il romanzo, appena ‘eseguito’, recupera una vitalità inedita, ricordandoci come il rapporto con la voce umana, il rapporto con il materiale verbale, sia fondamentale. Inoltre la voce favorisce l’uscita dalla solitudine della scrittura, rompe l’isolamento e il silenzio che intercorrono tra la composizione e la fruizione del testo letterario, avvicina i soggetti più di ogni altra forma di contatto, la parola detta rende manifesta, negli individui che mette a confronto, la loro realtà di soggetti.
La voce è pura esigenza, è voler dire e volontà di esistere; noi la veicoliamo grazie al teatro, che rappresenta oggi una delle poche forme superstiti di rapporto interpersonale espressivo/comunicativo “in presenza”. In una realtà come la nostra, segnata da una crescente mediazione tecnologica delle relazioni, per la sussistenza delle quali il contatto faccia a faccia dei soggetti impegnati non è più certo una condizione vincolante, il Teatro oppone una connaturata resistenza, potendo esistere di fatto soltanto a partire dalla condivisione dello stesso spazio e dello stesso tempo da parte degli attori e degli spettatori. Questa “condicio sine qua non” della compresenza fisica, rende potenzialmente il Teatro il più formidabile laboratorio di studio dei rapporti umani esistente, e la più grande occasione disponibile per il recupero delle possibilità espressive del corpo. Il Teatro prevede sempre una forma di attraversamento fisico, sia del linguaggio che delle azioni, e questo secondo una logica complementare dei punti di vista di chi recita e di chi è impegnato a guardare, per cui si è tutti parte necessaria di una stessa esperienza. Forma di conoscenza che riunifica i lembi troppo spesso scollati del corpo e della mente, il Teatro riapre porte percettive generalmente inutilizzate, educa autenticamente a ciò che ormai sempre di più si delega agli strumenti audiovisivi di informazione: alla responsabilità dello sguardo, delle opinioni, alla riconquista della dimensione fisiologica dei contatti umani: educa a guardarsi negli occhi, e a recuperare le infinite possibilità dell’essere racchiuse nel nostro linguaggio.
Uno spettacolo di parole direttamente fruibile e soprattutto comunicabile.
Crediamo infine che questa formula possa rivelarsi un importante strumento a favore della divulgazione dei saperi, diffusione di cultura e promozione alla lettura.