Fiabe italiane
L’associazione culturale Mimesis propone, per le Biblioteche comunali o scuole della provincia, un ciclo di letture-spettacolo per bambini delle scuole elementari, ogni volta realizzati da un gruppo di attori professionisti, con l’intento di ribadire l’importanza della formazione teatrale utile all’approfondimento e alla trasmissione dei saperi, nonché alla diffusione di un’idea di teatro come strumento di conoscenza attraverso l’esperienza.
Questo progetto nasce dalla constatazione dolorosa che il teatro stia progressivamente scomparendo dall’immaginario collettivo. Ciò non significa che non se ne avverta un profondo bisogno dato che l’esperienza, al contrario, ci insegna che non appena i ragazzi hanno la possibilità di accostarsi al mondo teatrale se ne appassionano nutrendo una reale necessità di conoscenza. Il teatro fornisce una modalità di conoscenza unica, mediata dal corpo vivo dell’attore e da un’esperienza diretta. A teatro si “capisce” facendo esperienza.
La nostra proposta è frutto della speranza che essa possa contribuire a portare i ragazzi alla consapevolezza dell’interesse che di fatto, pur spesso senza saperlo, nutrono nei confronti del teatro e dare loro le coordinate per muoversi nel grande cammino dello spettatore cercando, non già di fornire rassicuranti certezza o risposte, ma semplicemente di sollecitare domande che li portino a camminare con le loro gambe. Anche quello dello spettatore in un certo senso è un lavoro, come quello dell’attore. Non basta semplicemente sedersi in platea: il teatro è un linguaggio e come tutti i linguaggi va appreso. Essere spettatori richiede il possesso di un codice, di una grammatica, la conoscenza di consuetudini e regole.
Inoltre, in un’epoca in cui la parola educazione viene sempre più intesa come sinonimo di informazione, letture-spettacolo così costruite permettono al piccolo spettatore di affinare il proprio sguardo attraverso il filtro magico dell’immaginazione, in grado di consentirgli di poter considerare il mondo non come una presunta realtà oggettiva in sé, ma come oggetto di trasformazione sul quale applicare la propria azione.
…perché le Fiabe italiane
Frutto di un lungo lavoro durato ben due anni, la raccolta di fiabe di Italo Calvino è forse tra le più ricche e dettagliate della storia italiana. Il suo è stato un paziente e rigoroso lavoro di collezione e classificazione delle fiabe italiane provenienti dalle diverse tradizioni regionali e per la prima volta raccolte per ispirazione sociologica ed etnografica. L’infinita varietà e ripetizione delle storie riportate, il rispetto e la conservazione delle differenze, delle variazioni di tono che fanno di un semplice canovaccio narrativo, l’espressione di una realtà storica e sociale, sono le regole della ricerca di Calvino. Come sostiene lo stesso autore, “le fiabe riflettono aspetti fondamentali della società e nel loro insieme danno una spiegazione generale della vita umana” e rappresentano “un catalogo dei destini che possono darsi a un uomo o una donna”.
Adatte non solo ai bambini, le fiabe, infatti, rappresentano la voce ingenua e immediata dell’esistenza, carica di entusiasmi e di paure, di risentimenti e innamoramenti. È la voce autentica dell’infanzia di ogni individuo.
Ciò che chiediamo alla struttura ospitante è lo spazio per l’allestimento. Solitamente le nostre produzioni hanno l’intento di muoversi verso una rivalutazione dello spazio, in questo caso non specificamente teatrale, attraverso la narrazione, permettendoci inoltre di creare la possibilità di uno spettacolo itinerante che, favorendo la mobilità, costituisce un interessante modo di fruizione del testo letterario.
Il nostro progetto si rivolge principalmente ai bambini delle scuole elementari, ma con la garanzia che anche per gli adulti si riveli un’esperienza molto interessante.
L’allestimento
La pubblicazione nel 1956 delle Fiabe Italiane di Italo Calvino, fu per molti motivi un evento culturale di interesse straordinario.
Senza precedenti infatti era l’idea di raccogliere, in un volume unico, materiali provenienti dalle tradizioni narrative orali di tutte le regioni italiane, il che documentò con grande efficacia come la sola, vera sostanza dell’unità nazionale dell’Italia dell’epoca fosse la comune, profondissima memoria contadina.
Per altro, ancor più notevole era forse il fatto che a candidarsi al titolo di “Grimm italiano” fosse non uno studioso di discipline etnografiche, ma un vero e proprio autore, che attese al lungo lavoro di raccolta, catalogazione e rielaborazione dello sterminato patrimonio fiabistico nazionale, con un entusiasmo ed una determinazione creativa chiaramente testimoniate da quanto scritto nella sua introduzione all’edizione finale: “… Mi pareva che dalla scatola magica che avevo aperto, la perduta logica che governa il mondo delle fiabe si fosse scatenata, ritornando a dominare sulla terra. […] questa non è stata un’allucinazione, […] piuttosto una conferma di qualcosa che già sapevo in partenza, […] quell’unica convinzione mia che mi spingeva al viaggio tra le fiabe; ed è che io credo questo: le fiabe sono vere…”.
Con questa suggestiva affermazione Calvino intendeva alludere alla natura radicalmente materiale dell’universo di riferimento della fiaba popolare, al suo fortissimo contenuto antropologico ed esistenziale, al suo intrinseco valore estetico… tutte considerazioni, insomma, che non fanno altro che accrescere la fortissima fascinazione, genuinamente teatrale, generata dal gioco sulle parole “Allucinazione” e “Verità”.
Dunque è probabilmente sotto l’ “incantamento” prodotto dall’incrocio di queste due categorie che proponiamo, in un luogo di per sé magico come una biblioteca – “…folla di infinite possibili voci…” di memoria Borgesiana -, la realizzazione di uno spettacolo teatrale semi-itinerante tratto dalla raccolta calviniana, i cui personaggi più rappresentativi, interpretati da quattro attori, fungano da guida per il pubblico in un percorso che, alternando situazioni di racconto diretto ad altre di azione squisitamente teatrale, si configuri come vero e proprio iter creativo per gli spettatori; sarà infatti loro richiesto, in alcuni dei passaggi cruciali del gioco, di dar prova essi stessi di capacità affabulatoria, lungo le tappe progressive di un viaggio che potrà così a buon diritto essere definito a sua volta una “fiaba vera”, poiché frutto della partecipativa invenzione di chi da semplice osservatore se ne sarà fatto autore.
In virtù del carico di abilità mitopoietica che questo comporta, riteniamo che solo i grandi maestri nell’arte di raccontare storie possano essere spettatori all’altezza di un tale esercizio immaginativo, ovvero i bambini… e tutti coloro che ritengano di essere dei validi “aspiranti tali”.
Descrivendo, nelle Lezioni americane, i passaggi infantili decisivi per la propria vocazione letteraria, Calvino parla di come si divertisse a giocare con le figure dei personaggi del Corriere dei piccoli: “…Passavo le ore percorrendo i cartoons di ogni serie da un numero all’altro, mi raccontavo mentalmente le storie interpretando le scene in diversi modi, producevo delle varianti, […] contaminavo una serie con l’altra, immaginavo nuove serie in cui personaggi secondari diventavano protagonisti…”, citando così non solo il ludico fingimento narrativo che tutti, in forme diverse, abbiamo praticato da bambini, ma evocando di fatto la dinamica autorale collettiva attraverso la quale le fiabe mutano secondo le varianti apportate dagli infiniti possibili nuovi ascoltatori/narratori, conservando così intatto nel tempo il loro potere di registrare tutto ciò che fa parte della vita di una comunità: lutti e lieti eventi, innovazioni tecniche e catastrofi naturali, progresso industriale e crisi rurale… meccanismo che nutre incessantemente le culture di ogni angolo del mondo, e che è all’origine dei miti fondativi di ogni civiltà.
Riteniamo che l’idea di giocare con vere “antichità” come la tradizione fiabistica orale – che, elaborata dal genio affabulatore di Calvino, nulla perde della propria preziosa originaria magmaticità – e la recitazione in presenza, possa aiutarci a rintracciare ciò che più profondamente ci lega come consorzio umano, in un’epoca come la nostra in cui pare sempre più difficile riuscire ad andare oltre gli steccati delle vite individuali, ed ogni forma di comunicazione sembra dover passare attraverso la strada della mediazione tecnologica.
Elenco dei testi
- Italo Calvino: Fiabe Italiane, eventualmente accompagnate da altri materiali scelti entro il corpus narrativo dell’autore
