Crimini di pace (a proposito di)
Pubblicato il 8 June 2010 a cura di Stefano Tognarelli
Due parole sullo spettacolo
Un montaggio drammaturgico che si risolve in una passeggiata all’interno di un labirinto, accompagnati da filosofi/scienziati/esploratori per ricercare i fondamenti dell’essere.
Un montaggio drammaturgico che si risolve in una passaggiata all’interno di un labirinto, accompagnati da filosofi/scienziati/espUna passeggiata per indagare sopra la necessità che spesso avvertiamo di definizione di sé, a partire dalla certificazione della propria identità, un tentativo di illustrare il complesso rapporto esistente tra il nostro io e tutto ciò che percepiamo come esistente al di fuori di noi. Per usare un termine equivoco ma innegabilmente più comodo. La realtà.. in senso lato.
Come pure scopriamo uno stesso desiderio di definire confini e gerarchie dei diversi ambiti dell’esperienza e della conoscenza umana, e di stabilire distinzioni tra reale e irreale, tra vero e falso, tra ciò che esiste e ciò che non esiste, tra ciò che appare e ciò che è. Una passeggiata che, nel pieno rispetto dell’immagine della realtà nella cultura occidentale, si articola su più piani/livelli, dove lo spettatore non più fruitore passivo che osserva la scena seduto in platea, sarà chiamato a scegliere il suo sentiero. Decidere cosa guardare, significa assumere un punto di vista e quindi accettare la responsabilità dello sguardo troppo spesso eluso ma necessario per riflettere ed osservare, da angolature diverse, i crimini che ogni giorno vengono commessi intorno a noi, e talvolta da noi stessi, in nome di un benessere che pare proprio faccia di tutto per non lasciarsi conquistare. In cosa consiste e su cosa si fonda esattamente l’ordine sociale e la pace (apparente) in cui ci troviamo a vivere? Che cosa accade a coloro che non vogliono o non possono ad esso adattarsi, a coloro ai quali l’abito sociale va troppo stretto? Cosa accade quando non esiste una soluzione sociale ad essi adeguata?
Questa passeggiata dedicata a tutte quelle persone che, prima di cercare risposte, si preoccupano di formulare la domanda giusta, quelle che s’interrogano sulla crisi che chiede al pensiero di formularsi in modo nuovo, quelle persone che vogliono cambiare le cose e sentono che con ciò coincide con lo smascherare la menzogna per lasciar posto alla verità, quelle persone disposte a mettere in discussione la realtà stessa.
Rosanna Magrini
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